Oltre il privilegio, la scelta di esserci: il nostro anno a Pucallpa

Oltre il privilegio, la scelta di esserci: il nostro anno a Pucallpa

Eccoci giunti alla fine di maggio, alla conclusione dell’anno di servizio civile all’estero.

In questi ultimi giorni di lavoro insieme agli altri volontari e all’équipe di Caritas, ci siamo fermati a riflettere su ciò che abbiamo vissuto durante quest’anno, soffermandoci, in particolare, su un paio di questioni:

- Cos’è quell’elemento che trascende le diverse culture e ci permette di lavorare bene e costruire qualcosa insieme ai partner esteri?

- Cosa spinge dei giovani come noi a uscire dall’individualismo, sempre più presente nelle nostre vite, per mettersi al servizio degli altri in un contesto lontano ed estraneo?

Ognuno di noi ha provato a dare la propria risposta. Per alcuni ciò che ci accomuna sono i valori umani condivisi; per altri, soprattutto per chi vive la fede in modo più profondo, anche i valori cristiani di carità e attenzione verso il prossimo.

Queste riflessioni ci hanno fatto ripensare a una questione che ci ha accompagnati per gran parte dell’anno. Spesso ci siamo chiesti come venissimo percepiti dalle persone incontrate nei nostri Paesi di destinazione: se ci vedessero semplicemente come giovani europei privilegiati, “bianchi ricchi” che possono permettersi di viaggiare e fare esperienze come il servizio civile.

Con il tempo, però, abbiamo capito che probabilmente ciò che arrivava davvero alle persone non era tanto il nostro privilegio, quanto la scelta di esserci. La scelta di lasciare casa, gli affetti e le proprie abitudini per condividere tempo, energie e vita con qualcuno di molto diverso da noi.

Durante i saluti finali nei vari servizi, infatti, i ringraziamenti che abbiamo ricevuto avevano quasi sempre lo stesso fine. Nessuno ci ringraziava per una singola attività o per uno specifico progetto, bensì siamo stati ringraziati per il bene che abbiamo donato e il tempo che abbiamo dedicato alle persone.

Forse è questo il senso del servizio civile all’estero: uscire dal nostro individualismo per stare con la comunità, e renderci conto che la nostra comunità è molto più ampia di quanto pensassimo.

Arriva persino a qualche pueblo disperso nell’Amazzonia, a otto ore di barca da Pucallpa, dove le persone ci hanno insegnato che tra membri della stessa comunità ci si sostiene, ci si aiuta e ci si prende cura gli uni degli altri.

Quest’anno di servizio civile è stato prezioso per averci fatto sentire parte di qualcosa di più grande.

Beatrice, Cristian, Letizia e Noemi,
al termine di un anno di servizio a Pucallpa, Perù

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