Caro Michele del passato,
ti saresti aspettato tutto questo? Probabilmente no, vorresti sapere cosa ti aspetterà in Sierra Leone? Non posso dirti tutto perchè ti rovinerei la sorpresa, ma posso concederti qualche spoiler.
Arriverai in un posto e guardandoti intorno avrai una super onesta reazione del tipo: “ma dove sono finito?”, non preoccuparti, è tutto nella norma.
Sulla strada che percorrerai per tornare a casa i bambini passeranno da chiamarti opoto (bianco) a Father Mikel o Uncle Mikel, ti chiederanno tutto l'occorrente per diventare come Mbappe o Lamine Yamal (Messi e Ronaldo ormai un po' passati di moda, specialmente tra i più piccoli).
In questo posto che ora ti sembra anonimo pian piano ti lancerai nell'esplorarlo e, fidati, rimarrai sorpreso nell'incontrare vite straordinarie.
Si tranquillo tranquillo, ti abituerai anche a tuuutte le scomodità che un posto come Makeni, la "città delle luci” ha in serbo per te, black out continui, cisterna dell'acqua da ricaricare, strade sgangherate, bombola di gas da cambiare, pollo con riso o riso con pollo ma ehi, hai scelto tu di venire qui, quindi tutti questi aspetti te li potevi benissimo immaginare.
Datti tempo Michele, ci metterai un pochetto ad innamorarti della Sierra Leone, non è un colpo di fulmine intendiamoci, quanto piuttosto un impegno, costante, nell'accogliere, accettare, qualche volta capire e, finalmente, innamorarti di questa bella Terra.
Si lo so ho usato bella Terra, che lo è, veramente, tra spiagge da far invidia ai Caraibi, e colline, e foreste e montagne, c'è da perdersi in tutta questa meraviglia, eppure forse sarebbe corretto dire tanto bella quanto ferita, perché basta provare a cercare Sierra Leone su internet per venire a conoscenza della guerra civile che ha dilaniato questa piccola nazione per oltre un decennio e di cui ancora oggi se ne possono vedere le cicatrici, dei bambini soldato, dell'ebola, di una situazione sociale, economica, educativa, sanitaria estremamente precaria, di imprese straniere che hanno il solo obiettivo di accaparrarsi il più possibile da questo Paese infischiandosi del benessere della popolazione e chi ne ha più ne metta.
Lo so ti sentirai un pò in colpa, tu ovviamente non hai fatto nulla, eppure, a volte, quel colore della pelle sarà un po' pesante, te lo porti addosso ovunque vai e verrai visto attraverso quelle lenti e fidati, specialmente all'inizio, farai un po' fatica a conviverci.
E dunque chi sei? che ci fai qui? Perché o per chi sei qui? Eboooo quante domande... Possiamo farla un po' più semplice non trovi? Tu sei qui per vivere una breve esperienza, per provare a metterti a servizio nel progetto in cui ti inserirai, a servizio delle persone che incontrerai sul tuo cammino e che sei parte di una storia, di un flusso di volontari venuti prima di te e che, speriamo, verranno anche dopo.
Sei un tassello in un disegno più ampio e che tu magari non riesci nemmeno a vedere e va benissimo cosi, eppure ti puoi concentrare sul quel tassello...sii te stesso anche dall'altra parte del mondo e tutto andrà al meglio e anche di più, perché la bellezza non si può mica prevedere, si può solamente accogliere.
Ecco forse un invito che ti faccio caro Michele è proprio questo, accogli tutto di questa esperienza, non si tratta che vada bene o male ma di prendere tutto e mettere nello zaino, in valigia, nel marsupio, in tasca, prendi tutto, perché tutto serve, tutto fa esperienza, tutto è vita.
Fidati non puoi immaginarti cosa ha in serbo per te la Sierra Leone, ti sorprenderà.
Bene ora parliamo di cose più importanti: ti prego in valigia metti cibo italiano, le felpe non ti servono, le scarpe chiuse non le metterai mai, i libri nemmeno (imparerai a usare il kindle), riempi ogni chilo possibile con cibo, quello sì che ti mancherà.
Bene dai direi che è abbastanza, buon viaggio, lasciati sorprendere e salutami ancora la Sierra Leone.
Michele

