Llevame contigo

“Llévame contigo”- Beatrice SCE a Pucallpa

Da più di nove mesi prestiamo servizio a Pucallpa, nel quartiere della Hoyada, nella zona dove sorge una Capilla, piccola e bianca, quasi nascosta tra le case e le strade sterrate e polverose.

È uno dei pochi servizi in cui svolgiamo attività tutti e quattro noi servizio civilisti insieme, forse per il luogo, forse per la quantità di bambini e bambine presenti, o forse per le condizioni di vita che possiamo osservare ogni volta che arriviamo lì.

È un quartiere povero, dove la vita viene vissuta giorno per giorno. I beni materiali primari, come acqua e cibo, scarseggiano e le storie che ci vengono raccontate molte volte ci fanno sentire impotenti, lasciandoci inermi davanti alla durezza della realtà. Eppure, proprio in mezzo a tutto questo, il quartiere è vivo, pieno di persone, famiglie e bambini. La Capilla è quel luogo che esiste per dare spazio a chi ne ha bisogno, soprattutto ai minori che arrivano e fanno sì che quel salone si riempia di vita.

La nostra presenza ormai è costante. La comunità che vive intorno alla Capilla ci riconosce e ci saluta. I bambini sanno che ogni martedì e mercoledì pomeriggio siamo lì, pronti ad aprire le porte e a passare due ore insieme.

Due ore fatte di giochi, attività, cinema improvvisati, disegni da colorare, coccole e sonnellini. Soprattutto per i più piccoli, di due o tre anni, che si abbandonano tra le nostre braccia con gli occhi chiusi, lasciandosi cullare, ritrovando un momento di pace.

I bimbi appena ci vedono arrivare con il motokar, ci accolgono con un sonoro “Holaaaa”, anche da lontano. Si sbracciano, corrono verso di noi, come se quel momento fosse atteso da giorni. E in effetti lo è, anche e soprattutto per noi.

In quegli istanti succede qualcosa di difficile da spiegare. Tutto il resto sembra fermarsi: le difficoltà, le mancanze, le preoccupazioni. Rimane solo la semplicità di uno sguardo, di una risata, di una mano che cerca la tua. Rimane la fiducia, quella pura, che i bambini sanno dare senza condizioni, riconoscendoti come un punto di riferimento e una presenza positiva.

“Llévame contigo” — portami con te — è una frase che a volte ci viene detta, quasi sottovoce, soprattutto a fine pomeriggio, quando il sole inizia a calare e la luna è già alta nel cielo azzurro.

È un desiderio fragile ma potentissimo, il grido di una voglia di uscire, di cambiare vita, di immaginare una realtà diversa, lanciato da bambini che faticano a restare e vivere nelle difficoltà che li circondano. Ma è anche, in un certo senso, quello che succede davvero: ogni volta che torniamo a casa, loro vengono con noi.

Restano nei nostri pensieri, nei racconti che condividiamo, nei silenzi che seguono certe giornate. Ci portiamo dentro i loro sorrisi, ma anche le loro storie, le loro tragedie familiari quotidiane che ci raccontano, spesso in segreto, piangendo. Storie che continuano a interrogarci e a preoccuparci quando, la settimana successiva, non li vediamo arrivare alla Capilla.

E forse è proprio questo il senso più profondo di quello che viviamo a La Hoyada: siamo noi a portare qualcosa lì, ma siamo anche noi a portarci via molto, siamo cambiati, trasformati da ogni incontro.

“Llévame contigo” non è solo una richiesta. È un invito. A restare, a non dimenticare, a capire, a comprendere e a lasciarsi toccare davvero. 

Beatrice 

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