Sono passati sei mesi dall’inizio del mio Servizio Civile Universale e mi accorgo di quanto questa esperienza stia cambiando il mio modo di guardare il mondo e le persone che mi circondano.
Quando ho iniziato, pensavo che il mio ruolo fosse soprattutto “fare”: aiutare nei compiti, partecipare alle attività, supportare i ragazzi nel quotidiano. Oggi capisco che la parte più importante è “stare”. Stare in ascolto, stare nella relazione, esserci davvero.
Il confronto quotidiano con gli adolescenti, inoltre, mi fa riflettere sui diversi percorsi di crescita e, anche qui, lo scambio è a flusso continuo. Ognuno ha il proprio tempo, il proprio ritmo. C’è chi è costretto a crescere troppo in fretta e chi invece sembra smarrito, in cerca di uno spazio nel mondo, chi si può permettere più tempo, chi si spaventa e si impone dei limiti.
In molti di loro rivedo anche me stessa, le mie paure, i miei dubbi, il bisogno di essere accolta e riconosciuta. Crescere non è un percorso lineare: è fatto di tentativi, errori e ripartenze. Questo servizio mi sta insegnando a rispettare i tempi degli altri, a non giudicare e a dare valore anche ai percorsi più fragili.
Dopo sei mesi sento che il Servizio Civile non mi sta formando solo come volontaria, ma come persona. Mi ricorda ogni giorno che la crescita passa dalle relazioni e che prendersi cura degli altri significa, in fondo, prendersi cura anche di sé.
Martina

