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Tutta questione di energie – Camilla e Bruno

Ormai non è più un segreto, siamo corpi vibrazionali: emaniamo energia e siamo in grado di percepire anche quella di coloro intorno a noi. Durante questi mesi di Servizio sto toccando con mano quanto questo sia assolutamente vero.

Al rientro dalle vacanze di Natale, incrocio nei corridoi una volontaria, le chiedo come era andata la lezione con uno degli studenti. Lei mi risponde: <<Non è andata malissimo, ma io ero stanca e lui l’ha percepito. Così ha cominciato a distrarsi, giocherellare e diventava difficile riprendere la sua attenzione.>>.

Ecco, siamo fatti di energia. Quanto mi ritrovavo nelle sue parole. Ogni singolo giorno ne ho la riprova. L’altro ci sente. Probabilmente avviene tutto a un livello inconsapevole, ma l’altro sa, percepisce il nostro umore, la nostra pazienza, la nostra impazienza, la nostra stanchezza, e si muove di conseguenza.

Molto spesso, succede che le energie tra noi si sintonizzino sulla stessa frequenza. Quando questo accade è davvero soddisfacente: ci si sente allineati, focalizzati sullo stesso obiettivo di quel momento, in un’armonia silenziosa.

Quando, invece, le energie non riescono a incastrarsi, tutto potrebbe diventare più faticoso. È difficile mantenere sempre una buona energia, soprattutto in ambienti così complessi come i Centri educativi e le Comunità. Si tratta, dopotutto, di luoghi in cui la sofferenza c’è, si vede e si sente, e i nostri corpi, in qualche modo, ne vengono toccati. Mi sto accorgendo, infatti, che agli operatori che vi lavorano giornalmente, compresi noi Servizio civilisti, è richiesto uno sforzo in più.

Non possiamo pretendere di controllare ciò che l’altro porta con sé quel giorno, ma possiamo prenderci la responsabilità di come arriviamo noi, provare noi in primis a sintonizzarci sull’energia “giusta”.

Non sempre basta, e non sempre funziona, io per lo meno faccio ancora molta fatica. Ma credo che sia proprio nel prendere consapevolezza della nostra postura, del modo in cui abitiamo insieme agli altri quello spazio, quel momento, quel compito, che si giochi una parte importante del nostro stare in relazione.

Un’armonia silenziosa, questo è quello che ho percepito durante uno degli ultimi momenti trascorsi in comunità, la festa organizzata alcuni giorni prima del Natale. Mi ero posto molte domande a riguardo.

Una, in particolare, faceva eco più delle altre: <<Si creerà la giusta energia che permetterà loro di trascorrere un momento sereno? Saremo in grado di interporci nel modo più limpido possibile?>>.

Quello che ne è scaturito ha tacitamente risposto a molte di queste mie domande. Il clima creatosi ha silenziosamente esplicato, prima di tutto a me stesso, il senso più profondo di comunità, un luogo che unisce, con non senza una certa fatica, confini diversi in un equilibrio spesso precario.

Ma è questa forse la sfida più complessa di tutte, far sì che questa armonia non si spezzi mai del tutto, che queste diversità, spesso così sofferte, si allineino per trovare un punto di contatto.

Questi mesi di Servizio Civile lasceranno dentro di me una conferma importante, quasi lapalissiana, ma che credo sia alla base di ogni relazione, e cioè che per provare ad educare bisogna, anche solo per un momento, provare a considerare le cose dal punto di vista dell’altro, porgendo la propria mano per costruire insieme qualcosa di bello, indipendentemente da quanto sforzo o tempo esso richiede.

Camilla e Bruno

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