Dentro Hoyada - Le parole di Cristian, che sta vivendo l'esperienza di Servizio Civile in Perù con Caritas Ambrosiana

Dentro Hoyada

Il motocar, attraverso le vie della città di Pucallpa, nel cuore della selva amazzonica peruviana, giunge finalmente presso il quartiere Hoyada.

È un barrio nato da un’invasiones, una migrazione forzata di persone che, durante i vari boom economici pucallpini, hanno deciso di lasciare le loro terre per trasferirsi qui in cerca di una vita migliore.

Nonostante ciò, la realtà che mi si presenta davanti agli occhi supera notevolmente la favola di queste prime righe, riportandomi col pensiero a situazioni geograficamente ben più vicine.

Le strade che percorriamo, rispetto alle vie ben asfaltate del centro città, sono fatte solo di terra dissestata e piene di buche.

Giunti alla cappella, dove si terrà il rafforzamento scolastico, il sole è cocente e un odore maleodorante attanaglia le mie narici. Scendiamo.

La cappella di padre Tommaso è lì davanti a noi, circondata da baracche che restituiscono soltanto una parvenza di quella che noi italiani chiameremmo casa. Fatte in legno e lamiera, mediamente piccole e buie.

La gente del barrio di Hoyada ci osserva ed è un misto di curiosità, accoglienza e diffidenza.

I più fortunati sono riusciti a costruire palafitte per provare a proteggersi dalle esondazioni del rio durante la stagione delle piogge, dove l’acqua sommerge di fango, rifiuti e detriti l’intero quartiere.

La cappella è di fronte a noi, ci accingiamo ad entrare. Il mio sguardo è uno sguardo che cerca, scruta, analizza, inevitabilmente giudica, e mi sento molto turbato da tutto ciò che, in pochi istanti, ho modo di vedere.

Cerco di mantenere un’espressione serena per il servizio che ci apprestiamo ad iniziare. Si tratta di un rafforzamento scolastico per i bambini dell’Hoyada, che hanno un grado di istruzione piuttosto basso e, nei casi più estremi, praticamente nullo, a causa delle condizioni sociali, famigliari ed economiche nelle quali vivono.

Le attività sono gestite da dei volontari locali che fungono da insegnati e ai quali daremo il nostro supporto. È il nostro primo servizio qui a Pucallpa, i miei timori e le mie aspettative sono innumerevoli.

Molti dei bambini si trovano già dentro la cappella a giocare e alcuni di loro decidono di correrci incontro. Non dimenticherò mai i loro sguardi felici, la loro energia, la loro disposizione a fidarsi senza remore.

Sanno che, come i volontari dell’anno scorso, siamo qui per passare del tempo insieme a loro. Gli basta quello per abbracciarci e non farsi alcun problema sul fatto che siamo dei perfetti estranei, dei gringos di cui non sanno ancora nemmeno il nome.

Padre Tommaso si trova nei pressi dell’altare con la sua chitarra. Non sono solito a vedere un prete animare in quel modo così spontaneo, divertente e giocoso. Tutto ciò non fa altro che alimentare nuovamente il mio stupore.

È il momento di iniziare. Tommy ci presenta a tutti i bambini e, subito dopo una breve preghiera, hanno inizio, come tutti i giovedì, i giochi d’animazioni per i bambini che, agitati come sono, non stanno più nella pelle.

Non so bene descrivere tutto ciò che ho visto e provato durante quelle ore di festa e di giochi. So soltanto che quei giudizi, quei timori, quel senso di turbamento provato durante il primo impatto con quel barrio e le persone che lo abitano è svanito.

Quel luogo, pochi istanti prima a me così estraneo, s’è fatto prossimo, famigliare, ricco.

A distanza di un mese, ho capito che casa può significare tante cose e che Hoyada è una casa fatta di storie e persone più che di cose.

Ho capito che servire ti cambia e lo fa sempre e soltanto in meglio, che esserci alle volte è più importante di fare.

Ho capito che non sapere una lingua ti costringe al silenzio, e impari cosa significa davvero ascoltare.

Hoyada mi ha insegnato questo e tante altre cose, credo soprattutto mi abbia insegnato cosa significhi appartenere a qualcosa che è più grande di te, ed essere un pezzo di quella storia che c’è stata e che deve ancora farsi, come un amore che si espande, quindi grazie Hoyada!

Grazie di cuore per tutta questa ricchezza che vale più dell’oro.

Cristian

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