Come tutte le cose belle il Servizio Civile è iniziato con una domanda, in questo caso la mia era: "Ma io, cosa so fare?".
Tantissime volte mi è stato richiesto di rispondere a questa domanda e tutte le volte la risposta, quando data, mi suonava falsa o di circostanza: sto studiando, mi piace stare con le persone, ho delle buone competenze relazionali..."Sì" - incalzava l'interlocutore - "Ma tu cosa sai fare?".
Immediatamente la mia testa registrava questa ripetizione di domanda con: "Come puoi essere utile?".
E a questo l'unica risposta possibile era: "Mi sto laureando in legge", dopotutto conoscere le regole del gioco è utile per forza.
Per quanto "utile", il mio percorso di studio non mi ha permesso d'immergermi nella realtà delle cose, non ha mai reso possibile sperimentarmi nella relazione con altre persone.
Ha messo alla prova (duramente) i miei limiti di resistenza, la mia capacità di guardare oltre, ma tutto questo non è mai stato testato nel rapporto con le persone.
L'inizio del Servizio Civile in un CAG (Centro di Aggregazione Giovanile) ha drasticamente ridefinito i contorni della mia zona di confort e anche di quelle che (pensavo) essere le cose che "sapevo fare".
Il confronto con ragazzi adolescenti e preadolescenti (età 13-17 anni), mi sta insegnando a non dare nulla per definito.
I ragazzi mi hanno dimostrato che la ricerca spasmodica di una definizione, forse retaggio di una formazione giuridica, può essere un limite e non un obiettivo.
Quindi io cosa so fare?
Credo proprio che la risposta inizi ad essere: "So interrogarmi" e, forse, il Servizio Civile potrà fornirmi lo spunto per farmi le domande giuste!
Martina

