Non avevo mai visto i mondi degli altri - Le parole di Claudio, che ha scelto di vivere l'esperienza del Servizio Civile in Perù con Caritas Ambrosiana

Non avevo mai visto i mondi degli altri

Non avevo mai visto i mondi degli altri. 

Dopo tanti anni passati sui libri e sui manuali, rifugio e luogo sicuro del mio animo ferito e del mio spirito curioso, ero isolato dal mondo e distaccato dalle persone che mi stavano attorno. 

Chiuso in un'altissima torre d'avorio intellettuale ed autoproclamatomi re del mio personalissimo regno fatto di teorie e concetti, guardavo gli altri con sufficienza e raramente mi affezionavo a qualcuno.

Volevo amarle, le persone, ma era difficile voler bene quando così facilmente perdevo la stima nei loro confronti.

Avevo paura in realtà, ma ancora non lo sapevo, e mi proteggevo dietro un muro costruito di facili giudizi un po' snob.

Non so bene cosa sia accaduto a quel punto, è difficile ricostruire passo passo i meccanismi della mia psiche contorta, ma ho cominciai a sospettare che dietro quel muro si trovasse qualcosa di vasto e incredibile.

Sarà stato Dostoevskij, che mi spiegava chi ero, o Herman Hesse.

Sarà stato il mio amico Philipp che mi raccontava di tutti i suoi viaggi, o la prima ragazza a donarmi un amore, ma qualcosa era cambiato, quel muro andava abbattuto.

Ho cominciato a fare volontariato in giro per l'Europa, ho lasciato la mia stanza piena di libri, sono partito alla scoperta di nuovi mondi.

Avevo ancora paura, il mondo è più disordinato quando non lo guardi attraverso la pagina di un libro, ma era una paura diversa. 

Le lettere piano piano divennero immagini, le frasi si trasformarono in vive emozioni.

Fare volontariato, esplorare nuovi posti, conoscere persone da tutto il mondo; senza che me ne accorgessi il muro si stava sgretolando e dalle crepe potevo scorgere ciò che fino ad allora mi era stato negato, i mondi degli altri.

Per la prima volta ho provato una sincera ammirazione per tutti coloro che mi stavano attorno, ognuno aveva qualcosa di speciale.

M. non era molto profonda, ma il suo spirito di iniziativa era formidabile e qualunque cosa desiderasse fare alla fine la portava a termine.

J. non ragionava in maniera particolarmente logica e lineare, ma le sue passioni erano così ardenti da contagiare tutti quanti.

Mondo dopo mondo il mio sguardo spento si illuminava sempre più, ognuno aggiungeva nuovi colori, nuove forme, melodie fatte di note che mai avevo udito prima. 

Avevo ancora paura, ma avevo più coraggio.

Ed eccoci arrivati fino a questo punto, tra qualche giorno partirò per il Perù, voglio vedere mondi ancora più diversi, ancora più assurdi e distanti da me. 

Voglio nutrirmi di punti di vista tropicali mai nemmeno intravisti e sperimentare contesti che mai avrei potuto immaginare da solo.

Mi sarebbe piaciuto concludere dicendo che non ho più paura, ma non corrisponde al vero.

Un viaggio così grande anzi ravviva vecchie paure ormai sopite, di non essere compreso, di tornare ad essere solo.

Eppure questa paura non mi fa più paura, la notte sogno nuovi paesaggi, gente che parla in lingue antiche e misteriose.

Non posso più aspettare, voglio che il brivido di meraviglia mi conquisti di nuovo, voglio partire.

A presto, 

Claudio

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