Un’immagine può rendere tutto più semplice - Le parole di Davide, al rientro dall'esperienza del Servizio Civile in Libano

Un’immagine può rendere tutto più semplice

Un’immagine può rendere tutto più semplice.

Dove spesso le lingue si intrecciano e le parole sono difficili da trovare, basta un piccolo sforzo creativo per trovare dei significati condivisi che in qualsiasi parte del mondo sappiamo riconoscere come veri e fondamentali.

Ed è stato così che lo strumento della fotografia ci ha avvicinato ed unito alle donne ospitate in un centro di Caritas Libano, dove abbiamo potuto riflettere su cosa sia per noi casa, cosa sia famiglia e quale sia il valore del corpo.

Forse, in partenza, si sentiva un po’ la paura di toccare dei punti delicati, di percepire delle realtà completamente diverse, di avere dietro di noi dei bagagli culturali e dei pensieri che ci avrebbero allontanati.

Ma con la cura necessaria, con i tempi e con i modi giusti, ci si può fermare per pensare insieme e condividere la propria opinione dimenticandosi di quanto in apparenza sembri difficile comunicare.

Il Servizio Civile è stato abbastanza simile al nostro laboratorio di fotografia: mille immagini che si formano davanti ai propri occhi e nella nostra mente con poche parole confuse per descriverle.

E poi si aggiunge anche un po’ di timore dell’inesplorato e tanta curiosità di andare oltre, di mettersi in gioco per vedere cosa e chi c’è dall’altra parte, come si pensa di là, cosa è giusto e cosa no, cosa si muova nella mente degli altri.

E così è stato sin dai primi giorni di formazione con Caritas Ambrosiana, quando ancora il Libano era un desiderio e si iniziava a mettere ordine ai mille pensieri che frullavano nella testa per capire che cosa significasse partire per un anno di Servizio.

E poi, catapultati nell’enorme realtà di Caritas Libano, dove entrando nella quotidianità degli Shelters abbiamo conosciuto persone che hanno scelto di dedicarsi agli altri facendo del Servizio la propria vita.

E allo stesso modo nella vita quotidiana libanese, nel traffico esasperante di Beirut, nei conti a mente per capire quante centinaia di migliaia di lire servissero per pagare un service, in un piatto di fattouch o tabbouleh, o in una passeggiata sui sentieri del Monte Libano. 

Forse ora, dopo il ritorno, si hanno ancora più dubbi e più domande su tutto quello che è stato, sulle culture incontrate, sui pensieri condivisi la sera, sulle parole ascoltate e sulle esperienze di vita conosciute.

E allora, ci si potrebbe fermare davanti a qualche immagine, una foto, un disegno o un ricordo nella propria mente per trovare mille nuove significati e mille nuove domande per il futuro.

Davide

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