Ya Beirut, ya Beirut - Le parole di Davide, che sta vivendo l'esperienza del Servizio Civile in Libano con Caritas Ambrosiana

Ya Beirut, Ya Beirut

Facendo finta di saper suonare l’oud (عود), uno strumento tipico del mondo arabo, penso a Beirut, il mio destino per un anno.

Ya Beirut, Ya Beirut (O Beirut, O Beirut) riecheggia nella mia testa, ritornello di una canzone da poco scoperta che mi racconta un po’ la mia destinazione, e le sensazioni di un luogo che finora “ho visto solo in cartolina”.

Sarò pronto? Riuscirò finalmente a spiccicare qualche parola in arabo? Chi incontrerò? Cosa mi faranno fare?

Di domande ne ho tante, ma per le risposte devo aspettare. Devo aspettare di partire, di osservare, di conoscere, di agire. E mentre aspetto penso, penso alla aver scelto di imbarcarmi in questa avventura, al Servizio, alla strada fatta e alla strada che mi aspetta, e sono sempre più convinto della mia scelta.

Chissà come sarà la vita dall’altro lato del “mare fra le terre”?

Certo, forse aver studiato un pochino la storia di Beirut mi darà qualche strumento, ma passare dalla provinciale Cardano al Campo, dove abito, ad orientarmi nella grande capitale libanese, la mia casa per il prossimo anno, potrebbe richiedere lo stesso tempo che ha bisogno una lumaca per scalare un grattacelo…

Piano piano come la lumaca, però, spero di poter riuscire ad inserirmi a pieno in questa nuova realtà, imparando a cogliere e capire ogni suono, ogni colore e ogni volto che incontrerò nel mio servizio.

Così, spero di tornare un po’ più ricco, un po’ più consapevole e ancora più motivato di continuare nella direzione che ho scelto per me stesso.

E forse forse, se ne troverò qualcuno in giro, mi cimenterò davvero nel provare a strimpellare un ‘oud…

O, forse forse forse, mi butterò nel suonare qualche tamburo libanese…

Davide

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