"Osservatori privilegiati di una nuova realtà" - Il racconto del primo mese di Servizio Civile con Caritas Ambrosiana in Moldova.

Osservatori privilegiati di una nuova realtà

L’aeroporto di Vienna è molto grande. È lì che abbiamo fatto scalo, prima di prendere il volo per Chișinău; e come in tutti i grandi aeroporti, i muri sono vetrate che ti permettono di osservare la pista, e gli aerei che atterrano, e i passeggeri che salgono e scendono, e i carrelli che trasportano i bagagli. Insomma, si vede di tutto attraverso quel vetro. E forse questo è il modo migliore per raccontare il nostro primo mese in Moldova, il vetro.

Osservatori dietro a finestrini

Osservatori dietro a finestrini

Ovviamente, il primo sguardo al Paese che ci ospiterà per diversi mesi lo abbiamo dato da dietro i finestrini dell’aereo, poi da dietro le finestre del furgone che ci è venuto a prendere. Ma è molto più di questo.

La prima cosa che si nota da casa nostra, sono le enormi finestre del soggiorno, che fanno entrare un mare di luce. Stesso discorso con le vetrate nelle stanze, tanto odiate nel weekend quando si vuole dormire e si ha il sole in fronte, ma un piccolo spettacolo la sera, quando dal nono piano il tramonto sulla città ti fa sentire nel posto giusto.

E ancora, i finestrini del troleibuz, il filobus che ci accompagna ogni mattina al luogo di servizio, ma che prendiamo per andare ovunque. Da dentro al mezzo guardiamo fuori, e scopriamo ogni volta nuovi angoli della città, o riconosciamo squarci che stiamo iniziando a conoscere, o incontriamo gli sguardi dei pedoni sulle strisce, o ci stupiamo di fronte a palazzi che difficilmente vedremmo a casa nostra.

Guardare fuori

Guardare fuori

Arrivati in Diaconia, dove svolgiamo servizio, ad aspettarci c’è il vagon, ovvero un prefabbricato rettangolare di due piani che per il lato lungo è soltanto vetro. Da fuori, il vetro è a specchio e non puoi che guardare te stesso; da dentro il vetro ti permette ti guardare tutto ciò che succede all’esterno.

Come una sorta di superpotere, da dentro il vagon ti rendi conto di quello che fanno gli altri, di chi entra e di chi esce, di chi saluta tutti e di chi ha molti pensieri nella testa. Tutto questo dalla posizione privilegiata di chi è invisibile agli occhi altrui.

Per Diaconia, alcuni di noi in queste prime settimane sono stati inviati in diversi luoghi del Paese, a scattare foto per documentare i progetti, o per fare sopralluoghi nei paesi in cui si svolgeranno i Cantieri della Solidarietà, con il progetto Ludobus a fare animazione ai bambini nei villaggi intorno alla capitale, per documentare la distribuzione di pacchi alimentari, per svolgere le attività della Cantina Socială Mobilă, ovvero la mensa mobile che ogni giorno porta del cibo in diverse parti della città.

Osservatori dietro ai finestrini

Osservatori da dietro ai finestrini

Ciò che lega tutte queste attività, è inevitabilmente il viaggio nei furgoni o nelle macchine di Diaconia. E di conseguenza, molto tempo lo si passa dietro a un finestrino, che separa noi da una parte e i più diversi paesaggi moldavi dall’altra. Talvolta sono ore di campi, campagne, paesi rurali, talvolta sono pochi minuti di vecchi palazzi sovietici e maree di automobili.  Ma il filtro del vetro, per ora, ci continua ad accompagnare ovunque. Finché a fine giornata non si torna in Diaconia, nel vagon, questo aquario al rovescio che ci protegge dagli sguardi esterni.

Osservatori dietro ai finestrini

Osservatori dietro ai finestrini

E forse per il momento questo è un po’ il nostro ruolo, quello di osservatori privilegiati della nuova realtà in cui siamo immersi, di questa nuova città, di questa esperienza specifica che è il Servizio Civile all’estero, di tutte queste nuove e diverse mansioni che svolgiamo in Diaconia.

Sicuramente lo è per questi primi tempi, in cui ci mettiamo “in ascolto”, da dietro un vetro, per osservare come la vita scorre a Chișinău, per capire come possiamo diventare una risorsa per questo progetto, come possiamo integrarci in un qualche modo in questa società per non sentirci del tutto estranei, del tutto stranieri.

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