Il dilemma di Abigail

Il dilemma di Abigail

Pillole dalle giornate di formazione di Servizio Civile

“Abigail ama Gregorio, un pescatore che vive sull’altra sponda del fiume. A causa di un’inondazione il ponte che attraversa il fiume è distrutto e l’unico modo per arrivare all’altra sponda è usare la barca del barcaiolo Sinbad. Abigail, per poter riabbracciare Gregorio dopo l’inondazione, chiede a Sinbad di accompagnarla all’altra sponda del fiume. Sinbad accetta purché Abigail passi la notte con lui. Non sapendo cosa fare, Abigail chiede consiglio alla madre, ma la madre le risponde che non vuole immischiarsi nelle sue faccende. Abigail infine accetta la proposta di Sinbad e si fa traghettare sull’altra sponda del fiume. Arrivata da Gregorio scoppia in lacrime e gli racconta tutto; Gregorio, sconvolto, la caccia via. Giovanni, il migliore amico di Gregorio, presente alla scena, schiaffeggia Gregorio e porta via con sé Abigail.”

Chi è il personaggio che ritieni migliore e quale invece, il peggiore?

Ci siamo ritrovati così, divisi in gruppi, seduti tra gli alberi del Centro Pastorale di Seveso a discutere e cooperare per trovare una risposta comune a questo dilemma. La risposta giusta? Non c’è, perché l’obiettivo è far emergere la complessità del dialogo e dell’accordo all’interno del gruppo.

Un momento di confronto a gruppi

Questa è stata una tra le attività che ci è stata proposta durante le giornate di formazione.

Noi, quarantacinque sconosciuti, ognuno con la loro storia, con i loro progetti, trovatosi a convergere per un desiderio comune: fare del bene verso gli altri, a favore degli ultimi. Ragazzi diversi, che hanno deciso di fare il Servizio Civile con Caritas Ambrosiana e che hanno cercato di conoscersi, con le proprie debolezze e paure.
Nel primo mese sono stati tanti i giorni di formazione che abbiamo condiviso, dove ci siamo dovuti esporre e confrontare. Non per tutti, me compresa, è stato facile doversi raccontare o dover esprimere le proprie idee di fronte ad un gruppo, ma ciascuno ha cercato di fare un passo verso l’altro: il risultato è stato il mostrarsi di tanta genuinità. Ed è con questa forza, di voler essere persone autentiche, che protendono all’aiuto e ad uno sguardo che vada oltre, che abbiamo cercato di collaborare e di riflettere sulle fondamenta del Servizio Civile.

A partire dalla sua storia e dal suo significato, la “difesa non violenta e non armata della patria”, all’identità di Caritas, come ente che ha deciso di aderirvi, una realtà radicata nel territorio che mira alla testimonianza della Carità, nel suo senso più profondo. Abbiamo lavorato su ciò che ci ha spinti a intraprendere questo percorso di un anno, sulle nostre aspettative, sul nostro ruolo, con l’obiettivo di “rileggerci” all’interno del servizio.

Uno tra i diversi aspetti su cui ci siamo soffermati, è stato quali fossero le caratteristiche dell’ascolto, nelle relazioni d’aiuto e non solo. Per saper ascoltare bisogna fare silenzio dentro di sé, concentrarsi sulle parole dell’altro, senza  spostare l’attenzione su di noi. Serve un atteggiamento di rispetto, indifferentemente dalla persona che ci si trova davanti, spogliato da ogni stereotipo o preconcetto.  Infine è importante saper gestire le emozioni, perché non prendano il sopravvento e offuschino la richiesta di colui che parla.

Queste riflessioni, condivise insieme in questi giorni di formazione, sono state la riprova che ogni situazione di relazione implica la capacità di saper collaborare e, prima di tutto, di saper ascoltare.


Ascoltare è infatti il presupposto per riuscire a svolgere con cura il proprio servizio e fin da subito è emerso anche all’interno del luogo di servizio dove, da circa un mese, ho deciso di impegnarmi.
Lì gli utenti arrivano perché hanno un bisogno, e prima di tutto devono essere ascoltati, capiti e compresi.

Ma questo, lo sto scoprendo lentamente e non è ancora tempo di raccontarvelo…Per conoscerlo dovrete aspettare ancora un po’…

Alla prossima,

Anna.

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